BIANCA OLIA, L’ARTE DI AMARE

Bianca Olia, l’arte di amare.

Bianca Olia crea una dimensione parallela sugli specchi, in cui rimodellare la realtà senza intolleranze, in un mondo in cui l’amore di una madre diventa arte di cui essere fieri.

di Pasquale Di Matteo

Olia Zdyrko, in arte Bianca Olia, nasce in Ucraina, nel 1991 e, dal 2008, vive in Italia per motivi di studio.

La sua prima Mostra Personale ha luogo nel suo Paese, quando ha solo 14 anni, evento organizzato dalla scuola che frequentava all’epoca.

Nel 2011, si diploma all’Istituto d’Arte Toschi di Parma, anche se per un lungo periodo, a causa degli studi universitari, Bianca Olia si allontana dal mondo dell’arte.

Ottenuta la Laurea, l’artista di origini ucraine ricomincia a partecipare a eventi pittorici, fino a essere selezionata per esporre in un concorso internazionale organizzato da Vittorio Sgarbi, a Milano, dove riceve un riconoscimento e un catalogo personalizzato.

Nel 2018, è vittima di un deplorevole gesto di intolleranza, quando viene invitata a non allattare il figlioletto nei locali dell’Università di Parma.

Da allora, la sua pittura è fortemente improntata a sensibilizzare la società sulle tematiche della maternità, soprattutto sull’allattamento, che risulta ancora tristemente un tabù per molti.

Nella società dell’immagine, dove non fanno scandalo glutei e seni seminudi sbattuti sui cartelloni pubblicitari, qualcuno ancora alimenta il proprio stupore di fronte a una delle scene più naturali e ovvie dell’umanità, ovvero una madre che allatta suo figlio.

E non ci si scandalizza nemmeno se una madre rinuncia ad allattare, perché tale attività porterebbe via molto tempo al lavoro, come capita troppo spesso nella società contemporanea, dove il mantra è produrre il più possibile.

E nelle opere di Bianca Olia traspare in maniera prepotente la denuncia di questa situazione scandalosa, che, per usare le parole del pediatra parmigiano, Alessandro Volta, schieratosi al fianco della donna, più che di luoghi preposti per l’allattamento, chi si scandalizza per una madre che allatta avrebbe bisogno di psicologi e di psichiatri.

BIANCA OLIA ALBATROS

Osservando i lavori di Bianca Olia, si viene sradicati dal suolo e sbattuti nella dimensione creata dall’artista nei suoi singolari supporti: gli specchi.

Per la Olia, lo specchio rappresenta un mondo parallelo in cui ricreare il presente, rimodellandolo in maniera migliore, cancellando soprusi, intolleranze e ignoranza che soffocano lo sviluppo di una società davvero matura e moderna.

Oltretutto, le cornici rimandano al passato, come se l’artista volesse enfatizzare proprio il messaggio che sarebbe ora di chiudere con modelli sociali arcaici e sbagliati, perché vanno contro le regole della vita stessa, poiché senza nutrimento non ci sarebbe l’evoluzione della specie umana.

A prevalere nell’arte di Bianca Olia è il colore bianco, il colore della purezza, ma anche del cambiamento, che nell’artista di origine ucraina si rivela come un uragano che non si può imbrigliare.

Il cielo rappresentato nel mondo degli specchi è quasi sempre blu, il colore attraverso il quale l’artista ci suggerisce di meditare su quanto ella denuncia, perché solo attraverso la meditazione e il pensiero si possono trovare le risposte più idonee.

Il blu caratterizza anche altri tipi di opere della Olia, come le sue scene di sentieri innevati, di alberi che si lasciano cullare nel vento, di lampioni  che donano lucentezza alla notte, in un turbinio di blu che offuscano le figurazioni, rendendole nebulose, trasportando chi osserva in un mondo onirico, in cui tutto è possibile e tutto diventa perfettibile, proprio come nella dimensione creata negli specchi.

Le sue donne immortalate nell’atto di allattare, i suoi bambini e le sue figure metà maschio e metà femmina ricostruiscono nella dimensione creata dalla Olia nello specchio un mondo in cui questo fondamentale aspetto della maternità è un vanto da mostrare ovunque.

Un vanto non soltanto per la madre, ma anche per i padri, che troppe volte si autoescludono dalla gestione dei neonati, e che, invece, pur non potendo creare la relazione simbiotica che solo una madre e un figlio possono vivere, è bene che si adoperino a essere più presenti per i figli anche quando l’unica cosa che sanno fare è piangere e dormire.

Proprio in virtù dello spiacevole episodio di intolleranza raccontato poco sopra, nell’ottobre del 2018, Bianca Olia ha esposto nell’aula magna dell’università di Parma, in occasione di un evento organizzato per sensibilizzare l’allattamento al seno come diritto fondamentale di ogni madre e di ogni bambino, oltre che regola di normalità in una società che ambisca a essere civile.

Bianca Olia partecipa a diversi eventi artistici, dove espone le sue opere e porta il suo messaggio.
Il 9 marzo del 2019, inaugurerà la sua Mostra Personale intitolata ” Allattare é l’arte di amare “, presso Villa Soragna di Collecchio, in provincia di Parma.

Bianca Olia espone in collettiva permanente presso la Galleria Albatros di Parma.

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