GIANNINO SCORZATO, ORIZZONTI SENZA TEMPO

Giannino Scorzato, orizzonti senza tempo

La pittura si Giannino Scorzato è un invito a superare i limiti, per raggiungere sempre più lontani orizzonti, scalando le sue amate montagne, metafora della vita.

di Pasquale Di Matteo

Giannino Scorzato è un artista valdagnese, classe 1947, che, a differenza di quanto avvenga comunemente, ha cominciato a dipingere con i colori a olio, per poi passare al disegno a matita.

Ciò non è un’involuzione dell’Arte, ma, al contrario, proprio nei chiaroscuri del disegno a matita Giannino Scorzato esprime in maniera potente il suo messaggio allegorico.

Le sue opere sono il trionfo delle rughe dei suoi tanti volti di anziani; delle vette innevate di montagne che sembrano invalicabili; di strapiombi vertiginosi e di alberi altissimi che si arrampicano a sfiorare cieli infiniti.

L’artista esprime nelle sue opere tutto il proprio amore per la montagna e per l’arrampicata, di cui è stato valido protagonista per una vita intera, e, attraverso le sue figurazioni a cavallo tra realismo e iperrealismo, Giannino Scorzato racconta la vita, i valori della sua gioventù ormai messi in secondo piano dalla società del tutto e subito, quali: il sacrificio; la fatica; l’esperienza.

Opere di Giannino Scorzato

In quelle rughe marcate dei suoi tanti volti, si riconducono tutte le esperienze del passato e sono sentieri che Scorzato suggerisce di seguire per ritrovare l’equilibrio perduto nella società contemporanea.

Le vette che sembrano irraggiungibili delle sue montagne rappresentano i tanti ostacoli che la vita ci pone davanti ogni giorno e che l’artista ci invita ad affrontare senza sotterfugi, con la genuinità del duro lavoro, della fatica, attraverso i quali raggiungere infine la pace e l’appagamento che sembrano regnare sulle facce dei protagonisti dei suoi ritratti, volti in cui la vecchiaia ha un sapore del quale noi contemporanei non riusciamo più a godere.

Quasi sempre, infatti, le opere di Giannino Scorzato raffigurano persone felici e serene, appagate e fiere di se stesse come solo chi ha avuto una vita piena e onesta può essere.

Nelle opere di Giannino Scorzato vi è spesso il trionfo della luce, del bianco, di quel candore che è, al tempo stesso, speranza e voglia di guardare al futuro con ottimismo, perché i limiti delle sue vette esistono solo nella nostra mente.

Ed è come se Giannino Scorzato volesse far riflettere sullo scorrere del tempo, che, spesso, è una prigione all’interno della quale l’uomo si preclude di vivere in maniera piena, soltanto perché cataloga e schematizza ciò che è giusto fare in una determinata fase della vita, incapace di comprendere che nessuno avrà mai lo stesso tempo, gli stessi anni, le stesse esperienze.

Giannino Scorzato ci invita ad andare oltre gli schemi, per superare quelle vette, raggiungendo l’infinito dei suoi cieli lontani e immensi, fino a essere noi a riscrivere le nostre vite, il nostro tempo e i nostri limiti.

Giannino Scorzato ha partecipato a moltissime mostre e concorsi, nella sua carriera lunga più di cinquant’anni.

Lo scorso dicembre è giunto in finale alla Preselezione della Biennale di Venezia della Galleria Albatros di Parma, presso cui espone in Collettiva permanente.

CRITICA ALL’OPERA “IL SAGGIO DEL VILLAGGIO”

Scorzato Albatros
IL SAGGIO DEL VILLAGGIO, opera di Giannino Scorzato

By Pasquale DI Matteo

In un’opera a matita prevalgono le tante sfumature di grigio, in un vortice in cui si mescolano l’eleganza del nero e la voglia di cambiamento del bianco, colore della purezza.

Il volto incartapecorito della figura umana in primo piano sembra nutrirsi della luce del sole, in un prevalere del grigio chiaro, quasi Giannino Scorzato volesse indicare che la vita dell’uomo non finisce con l’invecchiamento fisico, con ragnatele sempre più fitte a conquistare il volto, ma che può resistere sempre nella voglia di cambiare, di migliorarsi.

Non è un caso, infatti, che sullo sfondo si erga un ghiacciaio, fonte di acqua limpida e di purezza, ma anche ostacolo che sembra insuperabile e, proprio per questo, nell’opera la montagna diventa la nuova sfida da affrontare, il limite oltre il quale trovare un’altra vita e un nuovo inizio in una condizione diversa, più spirituale.

Il realismo di Giannino Scorzato, dunque, non è fine a se stesso e non si limita a replicare ciò che qualunque buona reflex potrebbe riprodurre meglio, ma racconta la forza, la speranza e anche la sfrontatezza della vita, che non si può costringere e limitare solo tra gli schemi dettati dall’età anagrafica e tra gli stereotipi imposti dalla società.

 

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