L’ARTE PUO’ ANCORA STUPIRE?

L’ARTE PUO’ ANCORA STUPIRE?

Per anni, l’Arte Contemporanea è stata accostata a opere radicalmente nuove, diverse, spesso incomprensibili, fino al limite della decenza, secondo alcuni. Come stupire ancora?

di Pasquale Di Matteo

Nel 1956, un certo Richard Hamilton, insegnante di disegno di Londra, inventava, di fatto, la Pop Art, creando l’opera intitolata “Just what is that makes today’s homes so different, so appealing?”, che, tradotto, suonava più o meno così: che cos’è che rende le case odierne così diverse e attraenti?

L’opera in questione rappresentava una bella stanza borghese, dove non mancavano icone del lusso, quali un registratore e un televisore.

Sul pavimento era steso un tappeto che raffigurava un’indistinta folla di persone, mentre sul mobile era appoggiata una confezione di prosciutto in scatola.

richard hamilton albatros gallery

Sulla scala, una donna rubata al set di una pellicola cinematografica passava un’aspirapolvere, il cui corpo motore sonnecchiava sul pavimento;  ma a riempire la scena erano due personaggi enormi: un culturista in mutande, che brandiva un Chupa Chups con la scritta “POP”, e una pin-up da porno cartolina che si massaggiava i seni nudi.

Un’opera che abbandonava i canoni estetici più classici e anche i soggetti fino ad allora più inflazionati, per porre l’accento sulle aberrazioni del sogno americano, ridicolizzando il culto del corpo da supereroe e del superuomo teorizzato da Nietzsche, che, in passato, aveva affascinato intere generazioni, compresa quella che aveva partorito l’ideologia nazista.

Non mancavano riferimenti al controllo delle masse da parte dei media, con il tappeto, raffigurante una folla indistinta, controllato su due lati da una televisione e da una radio, né alla sottomissione della donna, vista come oggetto del desiderio, e neppure all’accumulo compulsivo, che sarebbe poi diventato il motore della società consumista.

Un’opera che avrebbe influenzato l’arte di Andy Warhol, l’uomo che fece decollare la Pop Art fino alla sua fama planetaria.

In quegli stessi anni, Lucio Fontana portava alla ribalta la sua particolare visione dello spazio, con tagli e buchi nelle tele e nelle sculture.

Rotture, quelle di Fontana, con le quali l’artista spiegava che il vuoto è comunque materia, plasmato dal passaggio della luce che lo riempie dei suoi colori, per dare forma ad altre dimensioni partendo dalla tela o dalla superficie della scultura.

Una metafora della rottura degli schemi le cui attualità e pertinenza sembrano incredibili.

E come non citare la più famosa opera di Piero Manzoni?

Nel 1961, l’artista lombardo sigillò 90 barattoli di latta, del tipo di quelli utilizzati per la carne in scatola, e applicò su ognuna una targhetta con la scritta “MERDA D’ARTISTA”, con tanto di peso e la sua firma.

Ciascuna scatola fu posta in vendita al prezzo  della quotazione dell’oro, in un’evidente denuncia delle storture del mondo dell’arte in cui Manzoni non si rivedeva, criticandone la moda di premiare e di apprezzare le opere in base alla notorietà del suo autore.

Poco importa se all’interno dei barattoli vi siano davvero escrementi oppure del semplice gesso, come ipotizzato da molti esperti.

Ciò che risulta evidente è la potenza del messaggio lanciato da Piero Manzoni, con una provocazione che difficilmente potrà essere superata in futuro.

Perciò, cosa ci si può attendere dall’Arte Contemporanea? Quali novità, quali nuovi tagli, accozzaglie di oggetti antiestetici o barattoli potrebbero mai essere ancora creati?

Forse nessuno.

Qualunque idea simile risulterebbe una copia, una forzatura, fino a svilirne il messaggio.

E proprio nel messaggio bisogna ricondurre tutta l’Arte Contemporanea.

In effetti, ragionando, ogni cosa è Arte Contemporanea, perché, nel momento in cui allestiamo la mostra di un determinato artista del passato, ne studiamo le opere o, semplicemente, ci ispiriamo alle sue idee, rendiamo quell’artista contemporaneo.

Possiamo affermare che ritenere l’Arte contemporanea oppure no, tenendo in considerazione soltanto la sua temporalità, sia sbagliato.

Oggi, ci sono artisti contemporanei che rinnegano ogni forma di contemporaneità stereotipata, cercando, infatti, rifugio negli stili e nei concetti del passato.

Perciò ritengo che sia più opportuno approcciarsi all’Arte Contemporanea attraverso la poetica, imparando la grammatica del colore, per comprendere il linguaggio dell’artista, fino a sviscerarne il messaggio, come sostenuto dalla Semiologa e Critico d’Arte, Nadia Celi.

Theopa Pasuale Di Matteo
Pasquale Di Matteo, in arte THEOPA

E, in accordo con il pensiero della nota esperta, ritengo che un’opera non vada osservata tenendo conto della sua firma, della tecnica e della Scuola, ma soprattutto attraverso gli strumenti della comunicazione, per scoprirne l’insegnamento.

Un’opera e un artista valgono in funzione della forza del messaggio espresso, non per la tecnica, per la scuola o per il valore attribuito dal curriculum, troppo spesso frutto di lauti investimenti in cambio di critiche a pagamento di personaggi influenti.

Se un tempo l’estetica aveva una sua importanza fondamentale, in assenza di fotocamere e di altri dispositivi elettronici in grado di archiviare immagini per ricordare persone, panorami e situazioni, oggi bisogna imparare a osservare l’antiestetica, la volontà degli artisti di manipolare la bellezza proprio come si trattasse di creta, per dare più forza alla forma del concetto.

Non esiste Arte Contemporanea se non vi è messaggio e quest’ultimo è ciò che ancora possiamo e dobbiamo attenderci per il futuro della stessa Arte Contemporanea.

Un nuovo Dadaismo, un nuovo Movimento Surrealista, o, ancora, un Novembergruppe, unioni e gruppi di artisti attivi nel denunciare le controindicazioni del progresso e dello sviluppo economico e sociale in atto nel nostro tempo.

L’artista contemporaneo, infatti, può definirsi artista e anche contemporaneo se capace di cogliere tali storture, di declinarle nelle sue opere, trasformando il proprio operato in comunicazione, dove quest’ultima eleva il lavoro di un pittore a quello di un artista.

Per approfondimenti, clicca qui.

 

Un pensiero riguardo “L’ARTE PUO’ ANCORA STUPIRE?

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