FINALE DI PRESELEZIONE PER LA BIENNALE DI VENEZIA

Finale di preselezione per la Biennale di Venezia

Sabato 22 dicembre 2018, presso la Galleria Albatros, sono state presentate le 12 opere giunte in finale alla preselezione per la Biennale di Venezia.

di Pasquale Di Matteo

Sabato 22 dicembre, il clima frizzante delle grandi occasioni, e il profumo vacanziero delle festività natalizie alle porte, hanno fatto rimbalzare una piacevole armonia tra gli spazi della Galleria Albatros di Parma, dove si è tenuta la presentazione delle opere finaliste alla preselezione per la Biennale di Venezia.

Un nutrito gruppo di artisti associati ad Albatros, di appassionati d’Arte giunti da diverse zone della nostra Penisola, nonché di Parmensi che sono riusciti a sottrarre un po’ di tempo alla corsa per gli ultimi acquisti dei regali, hanno assistito alla critica e alla valutazione delle opere che la Galleria Albatros presenterà alla commissione della Biennale di Venezia.

Un traguardo davvero ragguardevole per la nostra Galleria.

A presentare le opere sono stati il Direttore Artistico, Luigi Bianchi, e il sottoscritto, in qualità di Direttore editoriale di questo blog e di curatore delle critiche.

Di seguito, le valutazioni che sono emerse per ciascuna opera in concorso.

biennale albastros 1

NUMERO 1

ARTISTA: DANIELA MEZZADRI

OPERA: OLTRE, 125X62 Tecnica mista su tavola.

 

Daniela Mezzadri non stende colori sui diversi supporti che è solita utilizzare, (in questo caso, una tavola), ma combina le sensazioni che avverte in una miscela di luci a cui lei dà un senso.

Una forma che non si ferma alla semplice raffigurazione astratta, ma che diventa vita, come se l’artista trasformasse la propria arte in una più alta manifestazione generatrice, in un’arte che diventa genesi.

In quest’opera si nota come Daniela Mezzadri sia capace di conferire movimento e vita all’oggetto tondeggiante che si libera nel cielo, a cui ciascuno può attribuire un senso secondo le proprie emozioni e la propria capacità di andare… Oltre, appunto.

Un inno a liberarsi dalle catene, dai paraocchi e dai tanti schemi che la società ci presenta come regole di ordine, di normalità, per farci stare meglio, ma dove quel meglio è solo una facciata a cui ci impongono di credere.

Nella parte superiore dell’opera sembra ergersi un regno dei cieli, in cui prevalgono la luce e il colore blu, in un’esaltazione mistica dell’ascesa dell’anima verso una condizione migliore e una società più equa e giusta.

NUMERO 2

ARTISTA: FRANCESCA GALLUSI

OPERA: CIAK SI GIRA, Acrilico su tela 80×80.

Come nell’opera di Daniela Mezzadri, anche in CIAK SI GIRA, di Francesca Gallusi, prevale il blu, il colore della calma, della pace interiore e dell’esaltazione dei sensi.

In quest’opera, gli spazi bianchi che danno forma a una strada, forse una piazza, e a costruzioni che la racchiudono, sembrano pagine vuote ancora da riempire, con le proprie storie e i propri racconti.

Pagine bianche, il colore del cambiamento.

Già il titolo, CIAK SI GIRA, sembra un invito che Francesca Gallusi fa, a chi osservi la sua opera, di scrivere il copione secondo le proprie emozioni e il proprio vissuto.

Nell’angolo in basso, a destra, notiamo una chiazza di marrone, il colore che richiama la terra, la sicurezza di poggiare i piedi e di non avere tentennamenti, ed è singolare che Francesca Gallusi lo ponga proprio tra i blocchi di partenza di questa scena, come a voler dare uno slancio sicuro e potente al messaggio che traspare attraverso le figure stilizzate che avanzano.

Un messaggio che è sia invito a cercare in se stessi la forza, nelle ispirazioni, nelle sensazioni e nelle attitudini di ciascuno, ma anche un messaggio di speranza, di una buona riuscita delle imprese di chi sa anche rischiare nella vita.

biennale albatros 2

NUMERO 3

ARTISTA: GIANNINO SCORZATO

OPERA: IL SAGGIO DEL VILLAGGIO, 70X50 Matita.

In un’opera a matita prevalgono le tante sfumature di grigio, in un vortice in cui si mescolano l’eleganza del nero e la voglia di cambiamento del bianco, colore della purezza.

Il volto incartapecorito della figura umana in primo piano sembra nutrirsi della luce del sole, in un prevalere del grigio chiaro, quasi Giannino Scorzato volesse indicare che la vita dell’uomo non finisce con l’invecchiamento fisico, con ragnatele sempre più fitte a conquistare il volto, ma che può resistere sempre nella voglia di cambiare, di migliorarsi.

Non è un caso, infatti, che sullo sfondo si erga un ghiacciaio, fonte di acqua limpida e di purezza, ma anche ostacolo che sembra insuperabile e, proprio per questo, nell’opera la montagna diventa la nuova sfida da affrontare, il limite oltre il quale trovare un’altra vita e un nuovo inizio in una condizione diversa, più spirituale.

Il realismo di Giannino Scorzato, dunque, non è fine a se stesso e non si limita a replicare ciò che qualunque buona reflex potrebbe riprodurre meglio, ma racconta la forza, la speranza e anche la sfrontatezza della vita, che non si può costringere e limitare solo tra gli schemi dettati dall’età anagrafica e tra gli stereotipi imposti dalla società.

NUMERO 4

ARTISTA: ADRIANO MENCINI

OPERA: FREDDY MERCURY, Olio su tela 100×70.

In quest’opera di Adriano Mencini, del grande leader dei Queen sono raffigurati solo i pantaloni e le scarpe, posti dietro a una sorta di scultura surrealista, ispirata a opere di Leonardo Da Vinci e di Salvador Dalì.

Le gambe dell’istrionico cantante sono ricamate da tante toppe di diversi colori, come un Arlecchino della musica, capace di rappresentare i suoi mille volti e le sue sfaccettature da diamante pregiato nelle canzoni diventate pagine della storia della musica mondiale.

Il rockman segue le orme di artisti geniali del passato, di icone poi prese a esempio da tanti altri, proprio come Freddy Mercury, imitato in tutto il mondo, nonostante la sua proibitiva estensione vocale; un uomo che, con la sua band, ha ispirato molti altri gruppi famosi del rock: dagli Extreeme, agli Script; dai Train, fino ai OneRepublic.

Con quest’opera, Adriano Mencini sembra fare proprie le passioni di Mercury per i corpi, per l’eleganza dei gesti e per la vita stessa, con l’energico sfondo giallo fuoco all’orizzonte che, tuttavia, è sormontato dal blu, riportando alla riflessione e alla ricerca della pace interiore, quella stessa pace forse mai trovata dal carismatico leader dei Queen.

Un’opera che suggerisce come la creatività e la genialità esistano nella capacità di convogliare energie nuove anche attingendo al passato, senza fossilizzarsi alle mode, ma cercando la via nel proprio essere.

biennale venezia albatros 3

NUMERO 5

ARTISTA: ANNA BELLINAZZI

OPERA: LUCE NELLE TENEBRE,Olio su tela 80×80 con applicazioni materiche.

In quest’opera di Anna Bellinazzi, emerge in maniera prepotente il desiderio di cambiamento.

In primo luogo, la donna è dotata di ali, con piume vere, come se fosse in procinto di spiccare il volo, per abbandonare tutto.

In second’analisi, c’è una forte componente di bianco, a manifestare questa pulsione irresistibile che è proprio la voglia di cambiare.

E il cambiamento che propone Anna Bellinazzi è di tipo naturalista, una riscoperta del dualismo uomo/animale, unitamente al contatto con la natura, che richiama ad antiche leggende e al mondo fantasy, rappresentazioni fiabesche e oniriche in cui è più semplice trovare la strada che conduce alla parte più genuina e nascosta di ciascuno di noi.

Il cielo luminoso è ricco di speranza e l’acqua all’orizzonte è blu, luogo ideale in cui ricercare se stessi, nella riflessione e nella pacatezza dell’inconscio suggerita da questo colore.

Infine, il gatto raffigurato da Anna Bellinazzi è indice dell’attenzione della pittrice verso tutto ciò che è spiritualità e misticismo, in un’analisi profonda che l’artista proietta sulla tela, proponendo un mondo in cui sogno e magia diventano realtà, spazzando via la superficialità e la malvagità che sembrano essersi impadronite del tempo in cui viviamo e dal quale Anna Bellinazzi vorrebbe fuggire ad ali spiegate.

NUMERO 6

ARTISTA: DAVIDE SALEMI

OPERA:SACRIFICE, Pastello su carta pastelmat, 30×40.

In SACRIFICE, di Davide Salemi, al di là di una tecnica realista sopraffina, prevale il trionfo della luce sulla morte.

Il chiodo, che rappresenta, appunto, la morte, non è completamente nero, ma luccica di bianco, così come la parte frontale del corpo di Cristo è inondata dalla luce.

Il sangue che sgorga dalla ferita disegna una croce di colore rosso, il colore della passione, dell’amore e della vita che riafferma la supremazia della Chiesa proprio ridisegnandone il simbolo.

Persino l’asse di legno è illuminata dalla luce portatrice di speranza di un imminente cambiamento e l’energia da essa emanata fa fluttuare il Cristo, certamente inchiodato alla croce, ma già rivolto all’atto della risurrezione.

Un’opera, questa di Davide Salemi, che solo a un primo sguardo sembra raccontare la passione e il dolore per le sofferenze del Figlio di Dio, ma che, a una più attenta analisi, ci consegna un messaggio ricco di speranza e di voglia di cambiare in meglio il mondo.

biennale di venezia albatros 4

NUMERO 7

ARTISTA: MARIAGRAZIA PASSINI

OPERA: LE TRE CIME DI LAVAREDO, Tecnica mista su tela 150×100.

Quest’opera sembra raccontare un evento tragico, dove le cime rosse formano chiazze di sangue sullo sfondo luttuoso del nero, come se l’artista volesse liberarsi della rabbia e di un forte dolore che le rode dentro.

Eppure, il nero non è soltanto il colore del lutto, ma rappresenta anche eleganza e raffinatezza, così come il rosso non è soltanto il colore del sangue e della rabbia, ma anche la rappresentazione della passione, dell’amore, emozioni fondamentali per la creazione della vita.

Le cime, quindi, sono tinte di rosso proprio per enfatizzare la passione e l’amore che Mariagrazia Passini nutre per la montagna, mentre lo sfondo è scuro, come una minaccia incombente, a testimoniare le vicissitudini che noi tutti possiamo incontrare nella vita.

Scalando le cime rosse, si rischia di cadere, tuttavia, l’artista dimostra la sua speranza nelle macchie di colore decise e nei tratti bianchi, che sembrano voler illuminare il nero, rendendolo meno misterioso e meno spaventoso.

Minaccia e, al tempo stesso, sfida e fascino, accomunano le montagne di tutto il mondo e, in quest’opera, la montagna diventa metafora del viaggio della vita.

NUMERO 8

ARTISTA: PASQUALE RAPICANO

OPERA: RUST 181013, Acrilico su tela 100×100 con applicazioni materiche.

In quest’opera di Pasquale Rapicano, a spiccare sono i dettagli: gli occhiali materici, il riflesso sulla lente, gli occhi e la bocca.

La montatura non appoggia sulle orecchie, ma si deforma nella sfumatura di materiali miscelati agli acrilici, come a voler rappresentare l’evanescenza della vita di ciascuno, in cui non resta traccia del corpo, ma di ciò che ognuno è in grado di vedere, di studiare, di capire, per poi raccontare la propria visione della vita.

Per Rapicano non sembrano neppure importanti i sussurri, i bisbigli e le dicerie, perché le orecchie sono rese soltanto fumo nella nebulosa mescolanza di colore, ma fondamentale risulta il grido che fuoriesce dalla bocca spalancata, un urlo che vuole affermare con forza la propria presenza.

Come a voler dire: « Eih, ci sono anch’io! E ho tanto da dire! ».

Nell’opera Rust, il protagonista raffigurato nel dipinto trascende se stesso, fino a diventare l’artista che parla, che osserva e racconta, in un’esaltazione di ciò che sta dietro un volto, l’affermazione dell’anima su ciò che è semplicemente materia.

biennale venezia albatros 5

NUMERO 9

ARTISTA: MARIO PANTANI

OPERA: RODEO, Smalti e Acquerelli 50×70.

In quest’opera, lo sfondo chiaro esprime già di per sé il desiderio di voltare pagina, di scrivere nuovi copioni della vita, per giungere a un senso più importante e intimista, dove i blu e i rossi si mescolano nell’energia di due forze che si scontrano: l’uomo e l’animale, la rabbia e la pace.

Nell’opera, i protagonisti diventano una cosa sola, fino a replicarsi all’infinito, sullo sfondo bianco.

I corpi, le membra e i muscoli si contorcono, trasformandosi in energia e rabbia in guerra contro la passione e la voglia di pace, in una ribellione di colori e di tratti che sembra non trovare spazio, quasi Mario Pantani volesse liberarla oltre la cornice, per connotarla come ribellione degli esseri umani nei confronti dei soprusi e delle storture del mondo.

In quest’opera prevale senza dubbio l’energia del movimento e delle forze centrifughe che si affrontano, entrambe vive e per nulla disposte a soccombere, ma in un contesto in cui sfondo e margini sono luminosi, tendenti al bianco, che è colore del cambiamento e della purezza.

Una purezza con cui sostituire il rosso del sangue e della rabbia con quello dell’amore e della passione, in una ricerca interiore che possa condurre alla speranza di un mondo migliore.

NUMERO 10

ARTISTA: KATARZYNA MARIA LACIAK

OPERA: TRE VOLTI DI DONNA, Olio su tela 100×70 e materico.

I volti di donna sono una caratteristica dell’arte di katarzyna Maria Laciak, un modo per esorcizzare la paura che l’artista nutre nei confronti del mondo femminile.

In quest’opera, si nota tutta l’attenzione per l’anima delle persone che la Laciak trasmette sulle sue tele, dove il senso estetico e il realismo sono solo un mezzo per declinare la parte più nascosta dell’essere umano.

Le diverse espressioni raccontano le sensazioni e le emozioni provate dall’artista, sia nella fase di elaborazione, sia in quella esecutiva, in un’estasi di passione, di tormento e di rabbia, in cui le vicissitudini della vita trovano sulla tela sfogo e dimensione in cui essere stigmatizzate.

Gli occhi di queste tre figure femminili sono gli occhi di Katarzyna Maria Laciak, che cerca di trasmettere se stessa e la propria visione della vita a quelle figure, quasi volesse salvarle dai loro fini egoisti, plasmandole a propria immagine, donando loro un pezzetto della sua essenza vitale.

Un’esaltazione dell’anima, che prevale sulla materia, che è metafora della speranza di cambiamento che l’artista nutre nei confronti di una società sempre più attenta allo strato apicale delle cose, al bello da vedere, e non all’essenza e allo spessore interiore.

Ciò che emerge da questa opera è il grido che la Laciak lancia al mondo, ovvero di dare più spazio alle emozioni dell’anima e meno alle elaborazioni della ragione, quasi sempre non spontanee e dettate da spirito egoista, ma anche un monito rivolto a chi osserva, cioè di trovare sempre il modo per dare spazio alle proprie emozioni.

biennale venezia albatros 6

NUMERO 11

ARTISTA: FRANCESCA MAGRI

OPERA: REZDORA, Acrilico su tela 80×80.

In quest’opera, Francesca Magri ci porta nel mondo ovattato dei suoi ricordi, nella sua infanzia trascorsa in campagna, tra le nebbie della bassa pianura emiliano – lombarda e i profumi genuini dell’agricoltura.

I colori sono tenui, quasi l’artista volesse accarezzare la protagonista, ritratta in una scena della vita quotidiana nei campi, nella speranza che l’umanità riscopra i valori perduti di un tempo e il contatto con la natura, che oggi è sempre più ostacolato dalla tecnologia e dal progresso.

Il marrone e i toni di grigio alternano la sicurezza della terra al pericolo rappresentato dal progresso, ma il cielo non è tempestoso e sembra essere campo di battaglia tra forze positive e forze negative.

Tuttavia, la speranza giunge proprio dal terreno, da quella campagna che Francesca Magri colora di un grigio chiarissimo, quasi bianco, il colore della purezza e della genuinità, ma anche del cambiamento, dei fogli di carta sui quali scrivere un nuovo futuro.

Un futuro diverso da quello dettato dalle regole del liberismo sfrenato, che allontana gli uomini dalla natura, dalle rispettive famiglie e dai valori che ci rendono umani.

La donna ritratta sembra stanca, ma, al tempo stesso, serena, come chi è appagato, sensazione difficile da provare oggi, in un mondo in cui veniamo continuamente bombardati e stimolati da pubblicità, mode e modelli che ci programmano, come fossimo computer, a nutrire il desiderio di acquistare oggetti per lo più inutili, in una perenne spirale in cui restiamo costantemente frustrati nell’avvertire sempre la mancanza di qualcosa.

NUMERO 12

ARTISTA: THEOPA

OPERA: CI VUOLE PERSONALITA’ PER ANDARE CONTROCORRENTE, Acrilico su tela 90×65.

In quest’opera, i manichini rappresentano le masse abbindolate dai media, le persone imprigionate dalle mode e dagli stereotipi della società contemporanea, in cui vengono proposti i modelli da seguire, indicando cosa è giusto e cosa no.

La luce alle spalle della donna in primo piano è negativa ed è metafora del luccichio degli oggetti costosi di cui amiamo circondarci per sentirci qualcuno, per indossare delle maschere, per interpretare il ruolo che più ci soddisfa, nello sconforto di una vita che genera solo frustrazione e rimpianti.

Nella società attuale, si abituano le persone a non avere identità propria, aspettative e attitudini differenti, ma ad inseguire le mode e i modelli delle pubblicità, desiderando il gioiello costoso, l’orologio di marca e l’auto di lusso, per alimentare il consumismo e l’accesso al credito.

Si arriva così a giudicare le persone non per le qualità innate e acquisite, ma in base al gonfiore del portafogli. Solo chi ha personalità, chi non si piega a mode e stereotipi, è capace di andare controcorrente e, in quest’opera di Theopa, la personalità è rappresentata con un volto definito e non con la testa vuota di un manichino; una donna, che è anche metafora della parte ancora genuina e pura della società.

Prevalgono il verde, colore della speranza rigeneratrice, il rosso, che qui è passione, amore e vita, nonché il nero e il blu, in cui quest’ultimo lotta con il primo per cancellare ogni negatività superficiale attraverso la riscoperta dell’essenza delle cose; il chiarore del volto è speranza di cambiamento.

CONCLUSIONI

A ciascun artista è stata rilasciata la critica, curata dal sottoscritto, e la presentazione si è conclusa in un clima di festa e di serenità, che accompagna da sempre la famiglia Albatros.

 

Per chi ha potuto, al termine dell’evento, la serata è culminata con una piacevole cena di Natale, momento di festa che si è ripetuto nel pranzo di domenica 23; un modo piacevole e familiare per augurare a tutta la famiglia Albatros di trascorrere un Sereno Natale e di cominciare un anno che sia splendido e ricco di soddisfazioni per la Galleria e per chiunque ne faccia parte.

3 pensieri riguardo “FINALE DI PRESELEZIONE PER LA BIENNALE DI VENEZIA

  1. Un grande grazie di cuore, Pasquale Di Matteo, per la splendida recensione che hai fatto alla mia opera “Sacrifice”. Noto con piacere che hai saputo cogliere ed esprimere tutto il messaggio evangelico di cui il dipinto è permeato e che rispecchia in definitiva la mia stessa professione di fede.
    Davide Salemi

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